Passata è la tempesta, ma nel fotovoltaico non si odono ugelli far festa. E’ proprio così. La fatidica data del 31 dicembre 2010 è trascorsa (e diremo come) e già si profila all’orizzonte la nuova data del 30 aprile 2011. Cerchiamo di dare una lettura ai fatti. Partiamo dal ricco mercato del fotovoltaico, che dovrebbe essere trattato con le pinze dalle nostre autorità e che, invece, viene vissuto come una specie di parente scomodo della produzione energetica nazionale. Dovrebbe essere trattato con tutte le attenzioni possibili, perchè è un mercato che produce ricchezza alle aziende, ai liberi professionisti e agli installatori. Di conseguenza, come è previsto in ogni parte del mondo, il fotovoltaico apre nuove opportunità di lavoro a personale specializzato e alla semplice manovalanza. Al contrario, è visto come un parente scomodo della produzione energetica nazionale, perchè il Protocollo di Kyoto e tutto quanto ne deriva è vissuto come una sorta di palla al piede (perchè necessario e imprinscindibile) e soprattutto è vissuto come patrimonio degli ambientalisti che, chissà perchè, nel nostro Paese sono identificati come la “sinistra”.

E’ comunque certo che il fotovoltaico è un bene spalmato su molti, in parti più o meno uguali, al contrario del nucleare che è assai più appetito dai soliti ridottissimi gruppi finanziari. Detto questo, la normativa vigente si è premurata di trovare soluzioni per l’allaccio alla rete degli impianti conclusi entro il 31 dicembre 2010. La soluzione, ovviamente, facilita GSE ed Enel, ma non certo operatori e soggetti responsabili. Il fatto di avere dato tempo sei mesi per la greed connection, lascia spazio ampio a chi ha l’obbligo di ottemperare ai propri doveri verso gli utenti, ma penalizza questi ultimi e le aziende. Non è una novità, difatti, che gli impianti vengano finanziati dalle banche, che per il pagamento delle rate si fanno cedere il credito contratto con il GSE. Gli utenti, fatti quattro conti su un business plan sia pure conservativo, hanno sempre presupposto che per l’impianto fotovoltaico non avrebbero dovuto coprire la rata con danari propri, sottraendoli ad altre necessità familiari e/o aziendali. Il fatto di lasciare scoperti sei mesi di produzione, invece, non rinvia il pagamento delle rate, cui anche piccoli gruppi familiari si troveranno a dovere fare fronte, accendendo pericolosi contenziosi con le banche che, a loro volta, stringeranno i cordoni per il finanziamento di nuovi impianti fotovoltaici.

Così, le aziende che hanno investito in termini di denaro e uomini e che già si trovano in difficoltà per il fatto che gli utenti, fino a quando gli impianti non saranno allacciati, non pagheranno l’ultima rata relativa all’impianto stesso (come da contratto), gioiranno ancora meno quando l’iter per i nuovi finanziamenti bancari (oggi già piuttosto lungo) si sarà allungato ulteriormente.

Ancora una volta la serietà delle nostre autorità è venuta meno, soprattutto quando si tratta di tutelare finanziariamente gli interessi del singolo cittadino. Eppure in questo Paese c’è chi lavora notte e giorno per fare approvare dal Parlamento leggi in poche ore.

Andiamo avanti. Il GSE fa quello che può, anzi di più, perchè è sottodimensionato rispetto alle esigenze degli impianti che si affacciano alla rete. E’ questa una situazione che si trascina ormai da anni e che non inficia certo la volontà e la professionalità di chi vi lavora, semmai quella parte del Ministero dello Sviluppo, cui fa riferimento. Il GSE è sottodimensionato nella sua organizzazione interna e verso l’esterno, ma è anche sottodimensionato nella sua organizzazione telematica. Tutti gli operatori sanno, difatti, che negli ultimi giorni dell’anno, che si è appena concluso, il portale per l’immissione dei dati e degli impianti è stato praticamente inagibile e che, coloro i quali sono riusciti ad inserire dati e fotografie, lo hanno fatto tra le due di notte e le cinque del mattino. Tutti sanno anche che, benchè il termine ultimo per l’inserimento degli impianti targati 2010 fossero le ore 11,59 del 31 dicembre, già alla mezzanotte del 30 dicembre il portale risultava chiuso per “scadenza dei termini”. E nessuno dice niente o si impegna ad una soluzione che, prima o poi, sarà legalmente richiesta, forse anche da una class action. Tutti sanno, infine, che nel Decreto Milleproroghe di fine dicembre il governo si era impegnato a prorogare al 31 gennaio 2011 la data di presentazione delle asseverazioni per gli impianti fotovoltaici chiusi entro il 31 diembre 2010, ma che sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2010 proprio questa voce è misteriosamente scomparsa. Spiegazione nessuna.

Come si può notare i danni sono gravissimi, nonostante il GSE abbia fatto il possibile per cercare di venirne a capo, autorizzando (negli ultimi tre giorni di scadenza) l’invio della documentazione per posta o per email. Peccato che non tutti fossero attrezzati per farlo (si può operare in questo stato di nevrosi?), perchè fino a quel momento non si trattava di una procedura ammessa. Peccato anche molte buste siano arrivate incomplete, aperte o non siano arrivate affatto. Peccato infine che a fronte di un invio mail, il GSE abbia risposto con una semplice ricevuta on-line non finalizzata a quello specifico impianto.

In questo bailamme senza le dovute soluzioni ci stiamo avviando anche alla scadenza della nuova data, il 30 aprile 2011. Ci si chiede anche perchè il nostro Paese debba essere sempre così borbonico nelle sue leggi, così complicato, così instabile (gli incentivi cambiano ogni 4 mesi!), non offrendo mai certezze a nessuno. Chi opera in questo settore trova impedimenti perfino a realizzare un impianto di 3 chilowatt su un capannone industriale (si pensi ai vari vincoli paesagistici) e fa veramente male sentire il Presidente Berlusconi che nella conferenza stampa di fine anno si lamenta del fatto che in Italia, per ottenere una autorizzazione, bisogna attendere mesi e mesi, mentre in altri Paesi basta una autocertificazione. Meno male, forse il nucleare serve almeno a questo. Adesso che bisogna identificare la località ove piazzare la prima centrale anche il Primo Ministro si rende conto delle difficoltà in cui da decenni affliggono il cittadino qualunque.

Chissà se anche per noi ci sarà una nuova Legge in poche ore.

Pubblicato domenica 23 gennaio 2011 da Staff Progema