Dicono che la lunga storia conflittuale tra Mosca e Kiev si sia risolta con un brillante compromesso, che avrebbe messo tutti d’accordo. Bulgaria, Ungheria, Turchia (niente di grave perché parliamo solo di qualche decina di milioni di persone) sono rimaste al freddo per qualche giorno, qualcuno si è ammalto, qualche azienda ha interrotto la produzione, ma ora siamo tutti felici perché Russia e Ucraina non litigano più. Nessuno si sogna più di rubare la preziosa materia prima dai gasdotti, nessuno si sogna più di chiudere i rubinetti della centrale di erogazione.

Eppure qualcosa del genere era già successo anni addietro e qualcosa ci dice che ancora potrebbe succedere. Fatto sta che ci siamo resi conto che gran parte dell’Europa, famiglie e aziende, sono legate alla volontà dei figli dello zar, oggi si chiamano gruppo Gasprom, di venderci o meno il gas, che per noi non è una quisquiglia poco interessante, a meno ché non si abbia la pretesa di scaldarci di inverno e di produrre energia per le aziende almeno undici mesi all’anno.

Certamente quanto sto per scrivere è lontanissimo dalla mente di chi gestisce il potere energetico, ma facciamo finta che la crisi del gas, scatenatasi il mese scorso, sia una prova generale di come reagisca l’Occidente europeo ad un ricatto per infliggere un fendente alla nostra economia. Facciamo anche finta che il prezzo del petrolio non salga quando la nostra economia va forte e non scenda quando siamo in crisi, sicché si continua a vivere con un coltello alla gola del nostro benessere. Facciamo infine finta che qualcuno se ne renda conto e cominci a preoccuparsi.

La nostra storia ci insegna, ahimé, che in Italia solitamente si chiudono le stalle dopo che i buoi sono scappati, ma questa volta si intravvedono segnali da cui sembra che, guarda caso, sia la piccola e media impresa italiana a correre ai ripari per tempo. E con lei le famiglie. Lo vediamo nelle crescenti richieste di ogni giorno per portare a termine impianti fotovoltaici per i quali, fino a qualche mese fa, il cliente sembrava ancora titubante.

Oggi è chiaro che dobbiamo, individualmente e come Paese, puntare sulla indipendenza energetica (è anche nel programma di Obama) per essere in grado di non fermare mai la produzione e di non restare mai senza corrente elettrica, qualsiasi siano le malsane intenzioni di quelli che dobbiamo cominciare a chiamare i sicari dell’energia. L’importante è che anche le aziende che realizzano gli impianti, sappiano accontentarsi proponendo solo progetti a misura di fabbisogno e di portafoglio.

Lorenzo Lo Vecchio

Pubblicato mercoledì 21 gennaio 2009 da Staff Progema