Sono appena rientrato da Tokyo, dove il GSE, in collaborazione con l’Ambasciata Italiana e l’Istituto per il Commercio Estero, ha organizzato una serie di incontri B2B tra le aziende italiane, impegnate nel settore delle rinnovabili, e potenziali partners industriali giapponesi. Quattro giorni di contatti con imprenditori e aziende, presenti nella Capitale per il World Smart Energy Week, conclusosi con la partecipazione della delegazione ad un convegno organizzato presso l’Ambasciata stessa e che ha visto come relatore lo stesso GSE, al cospetto dei migliori marchi del sol levante, da Sharp a Itachi, a Mitsubishi. Il Giappone è molto attento alla esperienza italiana, soprattutto nel settore del fotovoltaico, perchè è ormai un desiderio della popolazione ed un impegno politico quello di abbandonare in tempi veloci la produzione di energia da fonte nucleare, per convertire tutto il fabbisogno su fonte naturale: sole, acqua, vento.

Attualmente in Giappone sono presenti 52 centrali nucleari, ma soltanto due sono funzionanti e, nonostante alcune altre abbiano già superato gli stress test, le singole prefetture (predominanti rispetto al potere centrale) non danno il nulla osta alla riapertura.

Dal mese di luglio 2012, dunque, anche in Giappone partirà il primo Conto Energia e, conoscendo la determinazione di questo popolo, è probabile che si assisterà ad una esplosione di impianti su palazzi e capannoni industriali. E’ anche probabile che, a seguito di una forte richiesta di pannelli sul mercato internazionale, i costi degli impianti lievitino anche in Italia. Un po’ come accadde alla fine del 2010, quando Germania e Spagna avevano fatto incetta di materiale fotovoltaico, lasciando privo il mercato di pannelli e inverters.

Quali le opportunità per le aziende italiane? Al momento è difficile ipotizzare che i giapponesi si rivolgano a noi per i loro impianti, in quanto hanno tutto ciò che occorre loro, sia dal punto di vista ingegneristico che dei materiali. Inoltre, i giapponesi preferiscono acquistare sul mercato i prodotti interni nazionali, anche pagandoli di più, piuttosto che rifornirsi all’estero, benchè grandi joint siano già in atto con partners cinesi di importanza rilevante, nonostante la contraddizione storica di due popoli così antitetici.

Per le aziende italiane, al contrario, dovrebbero aprirsi nuove opportunità sui mercati internazionali, se riusciranno a vincere la concorrenza di spagnoli, tedeschi, americani imponendo i loro prodotti soprattutto sul mercato europeo, da dove presumibilmente verranno meno i cinesi e, per l’appunto, i giapponesi.

Resta comunque un ulteriore segnale che nel mondo, ormai, il futuro dell’energia è orientato sulle rinnovabili, in primis il fotovoltaico ed in Italia dovremmo prenderne esempio, migliorando Leggi e opportunità. Dobbiamo inoltre convincerci che abbandonare il fossile per le rinnovabili è cosa che si deve fare, indipendentemente dall’analisi dei costi, così come accade in altri Paesi, Germania e Scandinavia in primis.

Lorenzo Lo Vecchio

Pubblicato martedì 20 marzo 2012 da Staff Progema