PERCHE’ IL NOBEL

Noi siamo stati tra i primi a pubblicare sul web che gli inventori del led a luce blu, cioè quella tipologia di led che permette di ottenere la luce bianca naturale, erano stati premiati con il Nobel 2014 dalla Accademia Reale delle Scienze. Insieme a noi, qualche minuto prima e qualche minuto dopo, anche le principali testate giornalistiche italiane hanno ribattuto il dispaccio di agenzia.

La motivazione del Premio è stata quella che “se le lampade ad incandescenza hanno illuminato il XX secolo, quelle a led avrebbero illuminato tutto il XXI secolo” ed oltre. Una grande soddisfazione, dunque, anche per chi come noi da anni, persino su questo blog, cerca di fare cultura e informazione su questa tecnologia, che viene da lontano sia in termini di tempo (Anni 60), sia in termini di spazio (Oriente).

Del led abbiamo a lungo parlato in altre pagine di questo blog, dunque qui vogliamo soffermarci su alcuni aspetti, chiamiamoli approfondimenti, che sono necessari proprio quando si comincia a discutere di led nei salotti e, ancora peggio, nei bar. Ognuno dice la sua, ognuno aggiunge qualcosa al “sentito dire” e così si innesca un meccanismo perverso che crea una grande confusione. Stiamo invece parlando di un capitolo importante della nostra vita quotidiana, a casa, in ufficio, in azienda, nelle scuole e per strada, pertanto è bene che, passo dopo passo, si aggiungano informazioni corrette, suffragate da elementi scientifici inoppugnabili.

LE PECULIARITA’ DELLE LAMPADE A LED

Abbiamo detto che il led arriva dall’Oriente. E’ vero e tutt’oggi il componente principale di questo tipo di luce viene prodotto in Asia, si tratta di diodi composti da un semiconduttore che emette luce spontaneamente al passaggio di una corrente elettrica non elevata. Ormai tutti sanno quali sono le peculiarità di questa nuova fonte di illuminazione: migliore qualità della luce (non vi sono interferenze con raggi di altro tipo),risparmio energetico (basta poca corrente per ottenere lo stesso effetto di luminescenza delle lampade tradizionali), basso costo di manutenzione (anche grazie alla lunghissima durata delle lampade siffatte), accensione immediata (offrendo subito la massima luminosità), massima resistenza del prodotto (dobbiamo però escludere prodotti eccessivamente alla buona), rispondenza massima dei colori (parleremo più avanti del CRI), duttilità dell’elemento luminoso (è adattabile a soluzioni plurime), corpi illuminanti meno costosi (stiamo parlando principalmente delle plafoniere), maggiore sicurezza per chi li maneggia (non contengono sostanze cancerogene o gas), maggiore rispetto per l’ecosistema (consumando meno energia riduce anche le immissioni di CO2 per la produzione della stessa), maggiore rispetto per la vita umana (i led non contengono raggi infrarossi o ultravioletti, risparmiando noie alle vista e alla pelle).

LA CINA  E’ AFFIDABILE?

Ci chiediamo: se tutto questo viene dall’Oriente, perchè siamo piuttosto scettici dall’acquistare le lampade a led che vengono prodotte in Cina?

Non è del tutto esatto generalizzare. Diciamo che ci sono miriadi di aziende europee e americane che producono le loro lampade in Cina. Lo fanno anche le più grandi e rinomate marche di lampadine. Il punto sul quale soffermarsi è sulla qualità e sui controlli che europei e americani operano nel produrre in Asia. Abbiamo visto lampade a led che si sfasciano soltanto tenendole in mano, abbiamo visto lampade a led sfarfallare o spegnersi dopo poche ore di lavoro. Abbiamo però visto anche prodotti cinesi essere profondamente concorrenziali con i produttori europei e americani, così concorrenziali che spesso hanno potuto cantare vittoria.

Alla base, dunque, c’è l’affidabilità e la serietà di chi propone le sue lampade, ma anche la conoscenza di piccole diversità o incongruità che, quasi sempre, sfuggono a chi acquista. Vediamone alcune e cerchiamo anche di capire perché sul mercato esistono prezzi così differenziati. Ai nostri clienti siamo soliti ricordare che, davanti al banco di un salumiere, troviamo esposti diversi tipi di prosciutto a costi nettamente differenziati. E’ giusto comperare il meno caro per fare un affare? Non sempre. E’ giusto comperare il più caro perché è il più buono? Non sempre.

DIFFERENZA TRA GARANZIA E DURATA

Per i led partiamo innanzi tutto dalla durata garantita. Ci sono in commercio lampade che vengono raccomandate per 8.000 – 10.000 – 15.000 – 25.000 – 30.000 o 50.000 ore. La diversità di tale durata deriva dalla diversa generazione della lampada. Ho detto raccomandate e non garantite, perchè la garanzia è una cosa, la durata è un’altra. La garanzia viene rilasciata sui difetti di produzione. Quella standard è di tre anni, ma ne troviamo anche da 5 anni. Questa diversa temporalità non incide sulla qualità del prodotto, perché il led normalmente comincia a presentare difetti nella prima settimana di vita. Oltre è molto difficile che succeda qualcosa. Ci si chiede: se la garanzia è di tre anni, perchè si parla di 50.000 ore di durata? Difatti, ammettendo che io tenga accesa la mia lampada a led 10 ore al giorno (che è già molto) per 365 giorni all’anno (che è quasi impossibile), alla fine del primo anno ho tenuto acceso la mia lampada 3.650 ore. Quindi, se il led dura 50.000 ore, significa che la garanzia dovrebbe essere di più di 13 anni. Ragionamento matematicamente corretto. Vale dunque chiarire che la durata di 50.000 ore non indica i difetti di produzione, ma il periodo di accensione della lampada senza che la stessa perda la sua originaria luminosità Normalmente i led cominciano a decadere dopo 75.000, per diventare inutilizzabili a 100.000 ore. Se vedete che qualcuno vi garantisce 100.000 ore per la sua lampada a led, diffidatene.

 

Un’ultima considerazione / domanda su questo argomento: se una lampada a led viene raccomandata per 25.000 ore e costa 9 Euro, mentre un’altra di identiche caratteristiche tecniche viene raccomandata per 50.000 ore e costa 11 Euro, è corretto comperare quella da 9 Euro? A nostro avviso no, perchè dopo 50.000 ore si sono spesi 18 Euro, invece che 11.

LUMEN E LUX

Un altro elemento di chiarezza è quello dei lumen. Il lumen non è ben definibile, perché rappresenta la capacità percettiva della luce all’occhio umano per ogni watt di potenza. Spesso l’utente finale, che vuole essere particolarmente accorto, paragona i lumen di una lampada a led con i lumen di una lampada tradizionale. Il ragionamento non è valido. Una lampada tradizionale, difatti, produce lumen per come sono certificati in laboratorio (questo avviene anche per i led), ma non indirizza tutta la sua potenzialità luminosa verso l’area che è necessario illuminare. Per questo si parla di inquinamento luminoso. Se voi di notte vi avvicinate ad una città, proveniendo da una strada esterna, vedrete che i cielo tutto intorno alla vostra meta diventa così chiaro (diciamo meno buio) che persino le stelle spariscono. Questo effetto è provocato dai lumen sviluppati in città, che illuminano dove non è necessario illuminare. A una lampada led, il cui raggio di illuminazione è direzionale, bastano dunque molto meno lumen per ottenere i medesimi lux al suolo. Non è da confondere pertanto il lux con il lumen. Un campo di calcio può essere illuminato ancor più efficientemente con lampade a led di lumen nettamente inferiore, rispetto agli abituali fari ad incandescenza, a scarica, ai vapori.

GLI INGANNI DEL CRI

Del CRI abbiamo già parlato in altre pagine di questo blog. Vale qui ricordare solo che il CRI (Color Rendering Index) rappresenta l’indice di resa cromatica di una fonte luminosa. Tanto più il CRI si avvicina al valore 100% (diciamo solo 100), tanto più la veridicità della sua luce si avvicina ai colori naturali. Oggi un ottimo risultato viene raggiunto con un CRI uguale o superiore a 80, ma vediamo che già sul mercato vi sono lampade con CRI fino a 98. Tutto vero? Neanche per sogno. Vediamo perché.

Fondamentalmente esistono due metodi per misurare il CRI. Il primo si chiama metodo RGB misto, il secondo è un metodo algoritmico. A seconda che si usi un metodo o l’altro, il CRI può variare anche dai 15 ai 18 punti. Chi pretende, dunque, che le sue lampade siano certificate con un CRI molto alto, spesso viene ingannato. Prove di laboratorio, difatti, hanno più volte raffrontato lampade con CRI 90 a lampade con CRI 80 o 75. Spesso i colori sono risultati più realistici se illuminati da lampade con CRI inferiore. Noi stessi ci siamo trovati in  una situazione sperimentale nella quale una lampada a 98 di CRI faceva risultare marrone un drappo rosso. Wikipedia scrive un articolo molto interessante su questo argomento.

L’IMPORTANZA DEL CHIP

Un’ultima riflessione, infine, va fatta sul codice MacAdam, di cui pochi parlano. E’ indubbio che una delle componenti più importanti di una lampada a led sia il micro chip che si trova all’interno e che “suggerisce” al led la corrente di cui si deve nutrire. E’ una componente elettronica, dunque forse la più delicata. Quando si acquista, per esempio, un certo numero di tubi a led, per sostituire i neon tradizionali, certamente non si desidera che (cosa che avviene con la vecchia illuminazione) una lampada sia di un colore ed una di un altro, oppure che una lampada illumini 10 e l’altra 9. Se accade ai led questo dipende dal chip: lampade della stessa marca e di uguale potenza devono dare la stessa luce. Importante, dunque, che tutti i chip di quelle lampade siano perfettamente uguali. Questo genere di linearità viene data dal codice MacAdam che deve riportare valori da 1 a 3.

Pubblicato venerdì 17 Ottobre 2014 da Alberto Mancini