Come molti ormai saparanno, le lampadine a LED sono entrate nel paniere su cui si calcola l’inflazione del nostro Paese. Noi giudichiamo questa come una tappa davvero importante per chi da tempo crede nei LED e per chi da tempo lavora in questo settore, dapprima poco conosciuto ed oggi molto ricercato. Le lampade a LED sono entrate nel paniere perchè oggi se ne fa un largo consumo. Ormai, anche la casalinga che deve sostituire una lampada tradizionale non compra più le vecchie lampade a basso consumo, ma chiede al negoziante una lampadina a LED. Il totale processo di rinnovamento del parco lampade esistenti è ormai avviato. Lo si nota anche per le strade delle nostre città, dove l’illuminazione pubblica ha raggiunto ormai un buon 25% di tecnologia LED.

E’ giunto dunque il momento di cominciare a sgrossare le informazioni, entrando più nello specifico, cosa che noi facciamo abitualmente con i nostri clienti, soprattutto con quelli più sensibili alla qualità della luce. Non è un caso che l’immagine di questo articolo presenti un monumento storico dell’Antica Roma, illuminato a LED, che deve essere gustato da visitatori di tutto il mondo.

Fino ad oggi la proposta commerciale verso coloro, soprattutto aziende, che consumano molta energia per illuminare posti di lavoro, show rooms, strade, luoghi di svago è sempre stata orientata principalmente al risparmio energetico. Il LED illumina consumando molta meno energia, i tempi di rientro dagli investimenti sono ridottissimi (addirittura non esistono se si applica la formula del noleggio operativo), quindi l’operazione di sostituzione delle lampade tradizionali con lampade a LED è più che mai utile e intelligente.

Questo tipo di impostazione, sia pure leggitima, è però molto riduttiva e, soprattutto, rischia di orientare il cliente finale su una scelta prettamente economica e non di qualità, di conseguenza poco pratica e alla fine anche più dispendiosa. Oggi esistono sul mercato una miriade di offerte di lampade a LED, soprattutto provenienti dall’Asia, molte delle quali sono di pessima fattura, di ridottissima durata e di scarsa efficienza. Ne sono colmi grandi magazzini e supermarket. Più volte abbiamo scritto, al contrario, che molto raramente il prezzo coincide con la qualità e che, quindi, per una tecnologia che  deve durare almeno 50.000 ore la mia scelta deve essere più che mai oculata, altrimenti, al termine delle 50.000 ore, io mi accorgerò di avere pagato di più sia in termini di manutenzione (sostituzione della lampada), sia in termini di comfort.

E, allora, che fare? Devo necessariamente scegliere il prodotto più costoso? Niente affatto. La risposta sta nel sapersi affidare agli specialisti del LED (raramente i comuni elettricisti lo sono), professionisti che si documentano su schede tecniche, che visitano le aziende produttrici, che frequentano le fiere di tutto il mondo, che restano sempre alla pari con le eveluzioni del settore.

Una buona lampada e LED parte dalla selezione del diodo, dalla sua provenienza, dalla sue caratteristiche in ordine di stabilità, colorazione costante nel tempo, capacità di apertura del fascio luminoso, resa cromatica, dimmerabilità del prodotto, congruità di equivalenza tra le singole lampade di una stessa serie.

Per taluni di questi parametri, che abbiamo appena elencato, esiste un codice che in Italia viene davvero poco considerato, ma che in realtà mette al riparo da cattive soprese. Si tratta del codice (o ellipse) Mac Adams, laddove si garantisce con uno specifico protocollo l’uniformità del prodotto e l’eventuale discostamento dei dati di produzione da quelli reali. Per non entrare in discorsi eccessivamente tecnici, possiamo dire che se il Mac Adams esprime un valore superiore al 4, potrebbe accadere che per 100 lampade vendute come identiche, in realtà una buona parte di esse mostrino un tipo o una quantità di luce differente, anche percepibile all’occhio umano. Per le curve fotometriche rilevate da questo tipo di protocollo, il valore 3 è quello sotto il quale l’occhio umano non percepisce alcuna differenza. Va da se, quindi, che se acquistiamo lampade con codice Mac Adams 2, mai avremo soprese sulla qualità della luce e mai vedremo zone, pur ampie che siano, più o meno illuminate sia pure in ambienti molto grandi (considerando ovviamente una progettazione uniforme in ogni zona).

Lo stesso ragionamento vale per la durata del LED. Oggi esistono prodotti che vengono certificati con la garanzia che entro le 50.000 ore il deterioramento del LED non supera il 20%. Diodi di buona qualità certificata, dunque, si esauriranno tutti nella stessa maniera, evitando quel fastidioso chiaro scuro crescente nel tempo. Idem per quanto riguarda la resa cromatica che, fino a qualche tempo fa, era sufficiente con uno standard superiore al 70%, mentre oggi si raggiunge anche il 95-98%, avvicinandosi così alla perfezione.

Ovviamente tutto questo ha un costo così come pure l’ampiezza del fascio illuminante, che consente una riduzione fino al 50% dei punti luce impegnati, con ulteriore risparmio sul costo di acquisto e di consumo elettrico. Forse questo non è molto rilevante per le lampade di casa, ma lo deve essere per coloro i quali con la luce lavorano, sia intendendo veri e proprie postazioni di lavoro, sia intendendo la necessità che le nuovi luci rispettino quelle caratteristiche che non devono inficiare la qualità di ciò che si illumina. L’esempio più classico è quello degli show rooms o dei negozi di abbigliamento, specie quelli più raffinati, che si devono confrontare con una clientela giustamente esigente.

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Pubblicato giovedì 24 marzo 2016 da Staff Progema