Gli osservatori politici parlano di una svolta epocale. Ovviamente si riferiscono alla scelta degli americani che, per la prima volta, sembrano prediligere un presidente buono ad un presidente forte.

A dire il vero qualcosa del genere era già capitato per Jimmy Carter e per Bill Clinton, ma la sconfitta di Al Gore (uomo che ama molto più l’America che non il business americano) e la rielezione di doppia vu, simbolo e cadetto di una dinastia di petrolieri e di affaristi, avevano fatto allontanare le speranze dei moderati: il mondo sarebbe piombato in un periodo di conflitti senza fine nelle regioni del greggio, e del protocollo di Kyoto gli Stati Uniti avrebbero fatto carta straccia.

A seguire, Cina e India, con un discreto numero di buone ragioni: l’Occidente ha inquinato per cento anni (e l’America persiste a non tirarsi indietro) e adesso che cominciamo ad inquinare anche noi ci dite di smettere.

La svolta epocale di Obama per gli ambientalisti (intesi come coloro che lavorano a tutela dei beni naturali della Terra e non come mero movimento politico) assume invece il carattere non più della speranza, ma di una certezza.

Il presidente eletto degli Stati Uniti ha dichiarato di volere dare vita, in tempi brevi, ad un piano di riconversione dell’energia tradizionale e dell’energia nucleare in energia rinnovabile, quindi sostanzialmente eolico e fotovoltaico. Il programma di Obama parte da Washington per integrarsi nelle aspettative europee di un mondo che cresce ecomicamente utilizzando l’energia, pur senza deteriorarlo imbottendolo di CO2.

Anche se l’obiettivo di Obama appare quello di rendere l’Occidente indipendente dalle lobbies petrolifere (Opec in primis e Sette Sorelle a seguire) è parere che va consolidandosi il fatto che la spinta dell’America verso le rinnovabili promuoverà in tutto il mondo, Cina e India comprese, un nuovo modo di considerare l’approvvigionamento energetico, una nuova filosofia che, anche da noi in Europa, correrà di casa in casa e da industria a industria.

Anche i più scettici e i neo-amanti del nucleare dovranno cedere le armi a qualcosa di più razionale e di più amico del benessere umano.

Più ristrettamente, il nostro Paese sarà obbligato (ancor più di quanto già non lo sia) a studiare facilitazioni per lo sviluppo delle rinnovabili, il fotovoltaico soprattutto. Nei precedenti editoriali (www.impiantipannellisolari.eu ne riporta lo storico) abbiamo più volte denunciato come in Italia manchi una uniformità legislativa nelle varie regioni, rendendo complesso l’accesso alle autorizzazioni, soprattutto a quelle relative ai grandi impianti. Nei precedenti editoriali abbiamo anche più volte deninciato la mancanza di un collettivo impegno del mondo creditizio a favorire finanziamenti il cui ritorno è più che certo.

Per farci capire ciò che ci basterebbe guardare, anche questa volta la luce arriva da lontano, da oltre l’oceano. Aspettiamo che ci illumini.

Lorenzo Lo Vecchio

Pubblicato lunedì 15 dicembre 2008 da Staff Progema