E’ stato approvato in data 3 marzo 2011 il nuovo decreto che stabilisce le linee delle nuove tariffe incentivanti per chi installa impianti fotovoltaici (leggi il testo). Devo dire che come prima impressione non mi sembra poi così devastante come era stato dipinto nelle anticipazioni, ma nel contesto di una programmazione economica si rivela molto complesso.

Certo, viene da chiedersi come mai si senta l’esigenza di varare un decreto sul fotovoltaico, quando l’ultimo Conto Energia è entrato in vigore solo due mesi fa. Appare evidente che il precedente decreto era stato redatto frettolosamente, avvicinandosi la scedenza del 2010, oltre la quale le tariffe sarebbero rimaste le stesse fino al 2016. Appare anche evidente che la programmazione economica del Paese non possa essere gestita come un palinsesto televisivo. Le aziende, abituate a programmarsi in cinque anni, già hanno ridotto a tre anni la temporalità dei loro business plan. Chiedere una riprogrammazione ogni sei mesi, più che risibile è destabilizzante. Un’altra considerazione va fatta relativamente all’attuale emergenza energetica, ove il solo vantaggio sembra essere destinato alle aziende petrolifere. Forse un decreto sulla riduzione dei prezzi del carburante e del gas sarebbe più congruo, così come un decreto di incentivazione alle banche che aprano le loro borse ai finanziamenti sull’energia. Giusto appunto le banche, le quali hanno sospeso tutti i finanziamenti relativi al fotovoltaico, in attesa di conoscere quali saranno gli incentivi da maggio in poi.

Ultima considerazione nelle premesse: la lista Berlusconi durante la sua campagna elettorale aveva messo come primo punto del suo programma lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Detto questo, è’ anche abbastanza evidente che questo nuovo decreto racchiude norme che non riguardano solo il fotovoltaico, ma l’ambito più ampio di tutte le rinnovabili con particolare attenzione al risparmio energetico e all’obiettivo da raggiungere entro il 2020, vale a dire la produzione di energia pulita pari al 17% del fabbisogno nazionale, così come richiesto dalla Comunità Europea.

In realtà non possiamo ancora parlare di tariffe, perchè il decreto demanda ai competenti ministeri la redazione delle norme attuative entro il prossimo mese di giugno, ma alcune considerazioni già le possiamo fare.

Il decreto penalizza fortemente gli impianti a terra, per limitarne le speculazioni. Un freno al defluire degli incentivi, chiesti agli italiani nelle loro bollette, verso fondi di investimento prevalentemente stranieri. Sarebbe però bene che, togliendo con una mano, si dia il giusto merito a chi produce energia per se stesso, specie sui capannoni industriali o sul tetto di casa.

Il decreto obbliga ad alimentare case e aziende con un 50% di energia pulita, a partire dal 2014 (ovviamente di parla di nuove costruzioni).

Il decreto pone dei limiti alla realizzazione degli impianti, anno per anno. Non sappiamo ancora quali siano questi limiti, ma mi sembra che ci sia poco da sperare. Forse, per convincere questo governo che le rinnovabili sono necessarie, oltre che utili, bisognerebbe che un ulteriore decreto destini il 5 per mille degli utili fotovoltaici alla ricerca sul nucleare.

Una idea peregrina ma piuttosto furba.

Lorenzo Lo Vecchio

Pubblicato venerdì 04 marzo 2011 da Staff Progema