E adesso i soloni del nucleare ci diranno che abbiamo sbagliato, ci diranno che dovevamo pensarci prima, ci diranno che bisogna realizzare centrali, centrali e centrali nucleari, magari sotto la regia di Impregilo, di Ligresti o degli amici degli amici. Vi promettiamo, cari lettori di questo blog indipendente (nè di destra, nè di centro, nè di sinistra), che presto vi faremo i conti della spesa e vi dimostreremo che razza di grande follia sia quella del nucleare, il cui treno è ormai passato, ce lo siamo fatti sfuggire e non ripasserà mai più. Vi dimostreremo, in un prossimo articolo e numeri alla mano, che oggi il nucleare non interessa al Paese, ma a chi con questo Paese vuole portare a termine progetti di lucrosi affari e tenta di convincerci con i suoi lobbisti, radio e televisione compresi tra uno spot di un telefonino ed una “quasi minorenne” con le tette di fuori.

Torniamo però al tema di questo articolo: la crisi libica, i timori di un aggravamento della crisi algerina, la certezza di un repentino aumento del costo del petrolio, della benzina e dell’energia elettrica, la possibilità che a qualcuno venga in testa di chiudere i rubinetti dei gasdotti sottomarini che collegano il nostro Paese all’Africa. E’ un film già visto, esattamente nel 2006, quando Gazprom ridusse la distribuzione del gas ai Paesi confinanti e quando l’Ucraina minacciò un veto sul “lasciapassare” russo.

Furono settimane di paura per gran parte dell’Europa e signatamente per Bulgaria e Turchia, ove diverse regioni restarono a secco di energia. Fu quello un monito per tutto il mondo occidentale ed uno stimolo per coloro i quali compresero che l’indipendenza energetica è un bene che ogni azienda, ogni privato, ogni ente pubblico si deve procacciare da solo, esigenza che oggi si ripropone in modo ancor più determinato.

Noi italiani, proprietari di un territorio ove l’energia solare è un plus che la natura ci ha regalato, ci regala e ci regalerà sempre, non possiamo accogliere l’ipotesi che siano gli arabi, gli israeliani o i russi a tenerci sotto scacco per interessi che di pubblico hanno ben poco. Ogni casa, ogni fabbrica, ogni scuola, ogni ospedale laddove è possibile si dotino di un impianto ad energia rinnovabile (sole-acqua-vento), perchè nelle rinnovabili la materia prima non ha costo ed è senza fine e, in caso di chiusura di qualche rubinetto che parla lingue straniere, è possibile in qualsiasi momento staccarsi dalla rete elettrica nazionale ed autoalimentarsi. Così, mentre qualcuno sarà ancora a discutere se tra 20 anni potremo ricevere o meno il primo chilowattora dalla fissione dell’uranio (nucleare), i nostri frigoriferi, i nostri fornelli, i nostri boiler, le nostre lampadine, le nostre macchine industriali continueranno a restare accese e a fare la loro funzione. Nessuno mai ha voluto creare in Italia un “sistema Paese” (e non solo nel campo energetico), ma gli italiani hanno sempre rimediato con la loro cultura, con la loro storia, con una individualità personale che fa di questo Paese un popolo unico e rispettabilissimo. Che tengano pure chiusi i loro rubinetti, noi dell’energia fotovoltaica sappiamo bene che il rubinetto del sole lo può chiudere soltanto Iddio.

Lorenzo Lo Vecchio

Pubblicato mercoledì 23 febbraio 2011 da Staff Progema