Sono ormai trascorsi 18 mesi da quel giorno di febbraio 2007, in cui il Ministero dello Sviluppo ha emanato il decreto Nuovo Conto Energia, con il quale venivano fissati i parametri di incentivazione per gli impianti fotovoltaici.
Nell’arco di questo breve periodo è accaduto di tutto, a conferma che (ancora una volta) in Italia non esiste un “sistema Paese”, che renda tutti responsabili della propria quota parte di attività.
Al contrario ognuno ci ha messo del suo per portare a casa i propri opportunismi, spesso senza averne merito, delega, competenza.

Così abbiamo visto fiorire mercati collaterali al mercato del fotovoltaico alla ricerca di facili guadagni, ma non abbiamo ancora registrato uno spirito comune che spinga realmente nella direzione dello sviluppo di questo sistema produttivo di energia pulita, l’unico che sia in grado di essere al passo con i tempi, di rispondere alle esigenze dell’ambiente e della sicurezza, di percorrere una strada evolutiva senza limite. Ed è per questo che mentre noi ci gloriamo di avere da poco superato i 100 megawatt di installazioni fotovoltaiche, citandolo come un risultato straordinario, in Germania (dove il sole è un optional) hanno superato i 3.000 megawatt ed in Spagna hanno già concluso il primo ciclo del Conto Energia nazionale.

E noi? Noi siamo qui a dibattere come impedire ai progettisti di presentare all’approvazione regionale impianti di cui si venderanno, forse, le licenze, ma che nella maggior parte dei casi non saranno mai costruiti. Noi siamo qui a dibattere se il Conto Energia offra, o meno, garanzie reali per le banche che finanziano gli impianti. Noi siamo qui a dibattere se sia sufficiente una D.I.A. (Dichiarazione di Inizio Attività) oppure se è comunque necessario passare dall’ufficio V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale). E nel frattempo viviamo nella disinformazione generale, dove anche l’ultimo degli elettricisti si improvvisa installatore.
Quella del fotovoltaico è una materia scientificamente complessa, della quale è facile parlare, ma di cui è difficile essere in possesso delle necessarie competenze tecniche e della necessaria esperienza, qualità dovute nel rispetto del cliente finale.

Per distinguersi dal marasma è bene che le aziende che realizzano gli impianti (quelle più serie) comincino a capire che, per il bene stesso del settore in cui operano, non serve impegnarsi in innumerevoli preventivi, se prima non ci si è impegnati in un po’ di responsabile informazione.

Aggiornato settembre 2008

Lorenzo Lo Vecchio

Pubblicato lunedì 29 settembre 2008 da Staff Progema