Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha approvato il nuovo decreto ministeriale che fissa le nuove linee per l’incentivazione delle energie rinnovabili. Decreto di competenza del Ministero dello Sviluppo del cui dicastero è titolare Paolo Romani.

Come avevo precedentemente scritto, quando pubblicammo la bozza del decreto ante approvazione, contrariamente al grande fumo che viene sollevato da più parti, il testo non mi sembra malaccio ed anzi, a mio avviso, potrebbe finalmente dare nuovo impulso allo sviluppo del fotovoltaico in Italia, fornendo indicazioni precise e durature sul ritorno degli investimenti, benchè restino tutte le perplessità sulla priorità di questo decreto rispetto ad altri provvedimenti, di cui il nostro Paese è in attesa.

Il precedente Conto Energia, che era entrato in vigore solo due mesi fa, in effetti era un pasticcio tutto italiano, perchè prevedeva modifiche sulla incentivazione al variare di ogni quadrimestre, creando confusione ed una sorta di corsa all’oro da parte dei Soggetti Responsabili.

L’attuale decreto rinvia la questione degli incentivi al 31 maggio e soprattutto determina una data certa per il riconoscimento delle tariffe, che è quella della disponibilità dell’impianto ad essere allacciato alla rete e non l’allaccio stesso, che spesso dipende da lentezze non dovute a chi costruisce l’impianto o a chi lo finanzia.

Detto questo, si comprende che le associazioni di categoria siano in agitazione, perchè il decreto prevede tagli all’eolico e condiziona pesantemente gli investimenti sui grossi impianti a terra, specie se su terreno agricolo.

Su questo punto vanno fatte alcune considerazioni, che vanno aldilà degli interessi di parte. Anche la mia società ha realizzato diversi impianti a terra di potenze rilevanti, ma sinceramente io ho sempre pensato che il fotovoltaico si debba sviluppare sui tetti delle case e delle industrie per ridurre i costi del proprio fabbisogno energetico. Ho anche visto che, nel tempo, gli speculatori si sono avventati sulle nostre campagne per creare campi fotovoltaici che rendessero fior di milioni di euro che, spesso, finivano all’estero perchè coloro che investivano erano gruppi finanziari stranieri. Come dire che gli incentivi del fotovoltaico sono pagati sulle bollette dagli italiani, per arricchire chi li spende fuori dai nostri confini.

Quanto all’eolico, le pale personalmente mi piacciono molto di più dei tralicci dell’Enel, ai quali ormai siamo abituati. E’ però certo che l’Italia non ha una densità di popolazione tale da prevedere uno sviluppo dell’eolico come in Spagna o in Olanda, ma una attenzione al mini eolico la riserverei di certo, soprattutto ai pali fino a 60 chilowatt, per i quali oggi è sufficiente presentare una CIA (Comunicazione di Inizio Attività), se inseriti in un contesto industriale.

Conosco personalmente Paolo Romani per avere lavorato con lui e lo ricordo come persona seria e capace. Confido pertanto che quanto prima venga istruito un tavolo, al qale ci candidiamo, per determinare la nuova incentivazione che ci porterà da qui al 2020 a ridurre del 17% l’emissione di CO2 per la produzione energetica, come recepito su indicazione europea.

Lorenzo Lo Vecchio

Pubblicato giovedì 10 marzo 2011 da Staff Progema