Nei numeri scorsi di SE, avevamo realizzato un servizio relativo ai certificati bianchi. Da quel momento siamo stati tempestati da email che ci chiedevano chiarimenti sulla possibilità di accedere a questo tipo di incentivazione sul risparmio energetico, in relazione alla emissione di CO2 per la produzione di energia. Diciamo subito che il certificato bianco è un obbligo di chi produce energia, Enel per esempio, che deve testimoniare alle autorità italiane, in primis, e a quelle europee di avere prodotto energia pulita per un certo numero di chilowattora annui.

I traguardi da raggiungere sono molto ambiziosi e, per questo, prevedono investimenti costosi e spesso non convenienti. Per questo motivo il sistema dei certificati bianchi mette nelle condizioni, colui il quale ne ha l’obbligo, di acquistare i certificati stessi da enti terzi che producono energia pulita e che riducono l’emissione di CO2.

In poche parole, se alla fine di un anno io ho necessità di dimostrare un mio comportamento virtuoso, questo comportamento lo acquisto sul mercato da chi si è comportato virtuosamente al posto mio. Detto questo, ogni certificato bianco viene rilasciato sulla base del risparmio di energia elettrica di minimo 5.000 kwh all’anno. Esistono agenzie nazionali e internazionali, con cui siamo convenzionati, che raccolgono questi elementi di risparmio, li traducono in certificati bianchi, che vengono poi venduti sul mercato.

Il problema è che per aprire una pratica verso il Ministero dell’Ambiente, occorrono i requisiti di Legge (le ESCO per esempio li possiedono) e certificare un risparmio energetico di almeno 200.000 kwh anno, che equivalgono a 40 certificati bianchi. Dunque, questo tipo di società fanno una raccolta di certificazioni di risparmio inferiori a questa soglia, in modo da potere aprire una pratica comune, suddividendo poi i guadagni sui singoli compartecipanti.

Come detto, ogni certificato bianco corrisponde a 5.000 kwh/anno di risparmio energetico e il valore di mercato si aggira intorno agli 85 Euro. Vi è possibilità di incassare il certificato bianco, per uno stesso impianto, solo per la durata di cinque anni.

Dovuto questo chiarimento, entriamo nel vivo di ciò che più ci interessa e cioè i campi di applicazione nel settore delle rinnovabili e dell’illuminazione a led.

Per lo Stato italiano nessun tipo di incentivo è cumulabile con i premi previsti dalla Legge sulla produzione di energia rinnovabile, ma ora che il Conto Energia va esaurendosi, il sistema dei certificati bianchi diventa un buon viatico da proporre alle aziende che intendono autoconsumare l’energia fotovoltaica in regime di scambio sul posto.

Facendo l’esempio di una azienda che consuma 250.000 kwh annui in una zona come la Lombardia, qualora realizzasse un impianto fotovoltaico da 200 kwp, che soddisferà pienamente il suo fabbisogno interno, potrà certificare un risparmio pari a 50 certificati bianchi annui, percependo quindi Euro 4.250 per cinque anni, oltre al valore effettivo dell’energia autoconsumata e, quindi, non prelevata a pagamento dalla rete.

Lo stesso meccanismo vale per l’installazione di illuminazione a led, ove il risparmio energetico va però certificato mediante un contatore apposito posto sul quadro dell’illuminazione, che calcoli i consumi di un mese di utilizzo delle luci prima dell’intervento e successivamente i nuovi consumi post intervento. Il pagamento dei certificati bianchi sarà trimestrale, dedotto il fee della ESCO che di norma è pari al 25%.
Riassumendo le fasi sono le seguenti:

  • Ogni 5.000 kwh/anno di risparmio viene rilasciato un certificato bianco.
  • Il certificato può essere consegnato solo a una ESCO oppure altra società con i requisiti di Legge.
  • Per aprire una pratica verso il ministero ci vogliono almeno 200.000 kwh/anno di risparmio energetico.
  • La Esco può raccogliere più risparmi energetici per aprire una pratica cumulativa su più aziende, al fine di raggiungere il minimo previsto.
  • La Esco rivende sul mercato il certificato bianco, che ha un valore di circa 85 Euro, da cui va detratto il costo della Esco, che è pari al 25%.
  • Prima dell’avvio della pratica è necessario mettere un contatore certificato, attestato sul quadro luci, in modo da rilevare per un mese l’attuale consumo energetico.
  • Successivamente si procede alla sostituzione delle luci e si ricalcola il consumo ogni tre mesi, comunicando i dati al ministero. Questa fase di controllo viene esercitata dalla Esco.
Pubblicato martedì 28 maggio 2013 da Staff Progema