Si è svolto nei giorni scorsi a Padova un convegno, organizzato da Centrosolar, cui hanno partecipato le principali aziende installatrici di impianti fotovoltaici, provenienti dal Veneto e da altre regioni d’Italia.

A nostro avviso, la parte più interessante delle giornata di lavori è stata la relazione presentata dall’ingegner Emanuele De Biasi che ha presentato un excursus analitico delle bollette Enel, esaminandone costi e strategie aziendali, non senza avere precisato che Enel è capitalizzata al 31% dallo Stato italiano e che recentemente il suo rating è stato declassato dall’agenzia Moody’s, soprattutto a causa del vento e del sole, vale a dire dall’utilizzo di energie rinnovabili.

Così è apparso abbastanza curioso che Enel abbia limato le tariffe in Fascia 1, cioè anche quando il fotovoltaico produce energia, aumentandole considerevolmente in fascia 2 e 3, cioè quando il fotovoltaico non produce o produce meno, con effetto immediato (ma non tanto trasparente) di un aumento del 2% della bolletta energetica. E’ stato curioso anche constatare come le alchimie di Enel conducano a un medesimo risultato economico sulla bolletta elettrica, qualsiasi sia il bilanciamento dei consumi sulle tre fasce orarie, ora ridotte e due.

Entrando nel vivo di ciò che più interessa chi lavora nel settore fotovoltaico, è bene fare attenzione sui reali costi del chilowattora, anche al fine di non “tagliarci gli alimenti” con calcoli del tutto improvvidi.

Innanzitutto lo studio prende in esame i contratti Enel, suddividendoli in contratti D2 (bi-orari e contatori da 3kw) e D3 (bi-orari e contatori oltre i 3 kw fino a 16,5 kw). Per ciascuno di questi contratti viene esaminata una fascia di contatori e di consumi che, per i Primi, vanno dal tradizionale 3kw al 6kw (per restare nell’ambito del monofase) e, per i secondi, vanno da un minimo di 1.800 chilowattora all’anno (1° scaglione – abitualmente la luce delle scale di un condominio) ai 4.400 chilowattora annui (4° scaglione), non rari in una famiglia moderna, pur passando per i tradizionali 3.000 chilowattora annui (3° scaglione) di una famiglia più che comune.

Dando un’occhiata ai costi, appare chiaro come il più conveniente di tutti sia il primo scaglione, laddove i consumi abituali sono veramente molto bassi. Autoconsumando molta energia prodotta da un impianto fotovoltaico, quindi concentrando i consumi in Fascia 1, si può forse ottenere un valore dell’energia come quello espresso nel primo scaglione. Nel realizzare però un business plan è bene tenere conto dei valori espressi nel terzo e nel quarto scaglione, che sono ben diversi da quelli che girano nei business plan più comuni. Non parliamo infatti di 0,18 o di 0,20 o massimo di 0,25 Euro per chilowattora, ma di ben 0,30 o 0,34 Euro. L’utilizzo del fotovoltaico dunque induce a un risparmio nettamente superiore. Il discorso diventa ancora più macroscopico se passiamo ai contratti D3.

C’è però una frase che vogliamo riportarvi e che ci pare quanto mai significativa: “Il fotovoltaico permette questo effetto di
«shaving» della bolletta, andando ad abbattere prima i kWh più cari, quelli che costano di più, i massimi, degli scaglioni più alti, in fascia «giornaliera»… svuotati gli scaglioni più cari, si passa via via a quelli meno cari!

Pubblicato venerdì 12 aprile 2013 da Staff Progema