Da qualche giorno circolano sul web alcune bozze del Quinto Conto Energia, che dovrebbe sostituire il numero quattro, entrato in vigore nel giugno 2011 e già in età per andare in pensione. Il nuovo conto energia si rende necessario perchè il monte incentivi per il fotovoltaico, calcolato in sei miliardi di euro e previsto in esaurimento nel 2016, in realtà è stato quasi totalmente raggiunto. Il precedente governo, dopo avere cercato di impedire la crescita delle rinnovabili a favore del nucleare (tutto il mondo, al contrario, si sta allontanando dalle centrali ad uranio) ha pure sbagliato i conti e quindi si deve riparare il danno con una correzione.

C’è una querelle sulle bozze relative al quinto conto energia, che sembrano essere state scritte da un analista Enel su carta intestata del Ministero dello Sviluppo. Da qui la preoccupazione di molti operatori del settore, che già hanno sofferto per il precedente decreto berlusconiano (molte hanno licenziato, alcune hanno persino chiuso), perchè Enel non è mai stata favorevole alle rinnovabili, o meglio, alla presenza di una molteplicità di produttori di energia sulla propria rete. Non è un caso che Enel Green Power abbia annunciato un piano di investimenti sulle rinnovabili in Paesi stranieri, quindi su reti altrui. Bel colpo!

E, allora, diciamo quello che va fatto e quello che sarebbe bene fare.

Va fatto: bisogna fissare il nuovo monte incentivi, studiando previsione reali per uno sviluppo economicamente sostenibile. I detrattori del Conto Energia dicono che gli incentivi incidono troppo sulla bolletta degli italiani, circa 90 euro all’anno (la realtà è che sulle famiglie gli incentivi incidono per soli 2 euro al mese). Non dicono però che quei soldi tornano nelle tasche degli italiani stessi con un ulteriore valore aggiunto, quello della riduzione di CO2 dall’atmosfera e dai nostri polmoni. La strada delle rinnovabili non può essere interrotta, semmai deve essere regolata con provvedimenti più oculati di quanto non sia stato fatto in passato.

Sarebbe bene fare: in primis va stroncata la bolla speculativa che ancor oggi è evidente, non più su terreno nudo ma sui tetti in affitto con cessione del diritto di superficie, perchè questo è un modo per favorire gruppi di investimento stranieri che, pur portando soldi in Italia, poi se ne riprendono dalle nostre casse molti di più. Per evitare questo sfavorevole movimento di capitali e per tenere vivo lo sviluppo delle rinnovabili è necessario, dunque, incentivare prepotentemente gli impianti che richiedono lo Scambio sul Posto ed impedire strane cessioni di corrente tra Soggetto Responsabile e conduttore di attività interne.

Sarebbe bene fare: ed ancora incentivare lo smaltimento dell’eternit, gli impianti sui condominii, quelli sugli edifici pubblici e sugli edifici scolastici, convenzionare le banche per uno spread più ragionevole, favorire gli impianti di potenza massima fino ai 100 chilowatt di picco, favorire l’utilizzo di materiale europeo.

Questo è l’unico intervento che ci si attende da un ministero che si definisce dello sviluppo. Questo è l’unico modo per fare sì che le aziende tengano aperto, non licenzino, anzi assumano nuovo personale con i soldi degli italiani che tornano agli italiani stessi, quelli più virtuosi ed operativi.

Lorenzo Lo Vecchio

Pubblicato lunedì 26 marzo 2012 da Staff Progema